La mozione
PER IL PARTITO DEMOCRATICO DEL TRENTINO
1. Un partito al servizio dei democratici che non hanno smesso di sperare
Occorre qualcuno che assuma su di sé con serietà e dedizione il compito di dare rappresentanza politica ai principi di libertà e dell’uguaglianza, del rispetto delle leggi e della giustizia, del primato del bene comune rispetto a quello particolare e tradurli in soluzioni legislative e amministrative. Il PD, avendo scelto di essere un partito aperto, dovrebbe usare i grandi momenti della sua vita interna come il congresso nazionale non tanto per misurare la forza delle proprie componenti interne, ma per mettersi al servizio dei suoi elettori, delle loro speranze e aspettative.
2. Il rischio della logica degli schieramenti
Se guardiamo all’esperienza pur breve del Partito Democratico del Trentino è facile notare come due tra i grandi temi in discussione a livello nazionale – il rapporto tra iscritti ed elettori e il tema delle alleanze – siano stati affrontati e sciolti senza ambiguità: da una parte scegliendo la via di un partito aperto, che dà ai propri elettori il diritto di concorrere alla scelta dei propri dirigenti e della propria linea politica e che utilizza le primarie per la designazione dei candidati alle cariche istituzionali e dall’altra optando verso una coalizione di centrosinistra-autonomista che coniuga i temi della difesa dell’autonomia con quelli della difesa dei diritti di tutti, della centralità del lavoro, della tutela dell’ambiente, dell’innovazione sociale ed economica.
Il pericolo che vedo nel trasferire il dibattito provinciale sulla falsariga di quello nazionale è quello di trasformare ogni regione e provincia in campo di battaglia per la conquista di spazi a favore di uno dei candidati nazionali. Questo meccanismo – che nella logica attuale è legato a candidature personali – finisce per portare la discussione politica all’affiliazione ad una parte, alla scelta di un “capo” a cui legare il proprio nome, insomma il primato dell’appartenenza rispetto al primato dell’indipendenza di giudizio.
3. Una democrazia dal basso
Il PD ha scelto una democrazia di base che trova la sua espressione più forte nei Circoli, dove il senso di appartenenza al tutto, le capacità e le disponibilità di ciascuno possono trovare maggiore spazio di espressione. È questa democrazia dal basso che dobbiamo potenziare, valorizzando, ad esempio, l’assemblea dei coordinatori dei circoli. Occorre dare voce ad una esigenza di maggiore autonomia ed è per questo che sono convinto che il Partito Democratico del Trentino in questo momento abbia bisogno di grande unità e compattezza, di rafforzare la sua base ideale, la sua proposta politica, il suo stile di impegno, la sua capacità organizzativa attraverso la piena, concorde e leale collaborazione di tutti.
4. La nostra forza: le persone, le idee, la coesione
La forza di un partito democratico, ossia di un partito popolare, sta nelle persone. È sulle persone che dobbiamo anzitutto investire.
La formazione delle persone
In vista delle elezioni in molti Comuni del Trentino abbiamo di fronte una grande occasione per aprire le istituzioni base della nostra democrazia al contributo di tante persone. Per praticare la politica in tutta la sua serietà si deve anche chiedere alle persone che candidano la disponibilità a formarsi, ad attrezzarsi adeguatamente prima di assumere un incarico pubblico.
Sarebbe un grande servizio alla qualità della democrazia comunale se a partire dall’autunno il Partito Democratico del Trentino organizzasse una Scuola di formazione rivolta in primo luogo a chi voglia candidarsi alle elezioni comunali che curasse una formazione sistematica centrata sugli elementi fondamentali della democrazia comunale e dei problemi che essa deve affrontare. Questo tipo di formazione sarebbe un grande investimento sul futuro per la formazione di una cittadinanza attiva e di una classe dirigente preparata, diffusa su tutto il territorio.
Studio e Documentazione
Un secondo elemento fondamentale per una politica attenta ai problemi è quello di adottare una metodologia d’azione che coniughi studio e documentazione e che ci costringa anzitutto a confrontarci con i dati, per poi considerare le soluzioni adottate nelle altre realtà italiane e straniere e che giunga poi a formulare proposte adeguate alla specifica realtà del nostro territorio.
Un partito che vuole essere il motore dell’innovazione all’interno delle nostre realtà istituzionali deve dotarsi di un Centro Studi capace di svolgere questa azione di supporto e di stimolo nei confronti dei singoli e dei Circoli. Si tratta di creare una struttura agile ed essenziale che metta in rete le competenze dei singoli iscritti ed elettori, cittadini che hanno studiato, esperti e professionisti presenti nell’area del partito per far conoscere esperienze e soluzioni a problemi o quesiti del nostro territorio. In questo modo l’intero metodo di lavoro del partito acquisterebbe autorevolezza e forza riformatrice.
La coesione e il confronto
Il Partito Democratico del Trentino deve farsi promotore, all’interno dell’alleanza provinciale, di un rapporto di positiva collaborazione e ascolto rispettoso degli gli alleati e di tutte le altre forze politiche.
Nella coalizione di governo provinciale il PD è il maggior partito: per questo motivo ha il compito di ricondurre il confronto politico sul terreno dei valori in gioco, delle cose concrete da fare, dell’approfondimento del programma di coalizione. Nella sua collocazione di centro-sinistra il PD vuole coniugare un profondo radicamento nel territorio e nelle sue tradizioni e una forte spinta all’innovazione: questa è la sfida con la quale il PD potrà misurare la propria maturità.
Il PD del Trentino, forte della sua posizione di ponte all’interno delle Alpi, deve costruire una rete tra le forze democratiche della regione alpina e del Nord Italia, avviando un dialogo intenso con le forze democratiche del Tirolo storico per confrontarsi sul tema dell’Euregio e dall’altro discutendo con le altre realtà del PD del Nord Italia le modalità con cui rispondere alle specifiche esigenze territoriali delle nostre regioni.
5. I contenuti dell’azione politica
La crisi economica ha posto in primo piano la questione della povertà e del lavoro. L’azione decisa e tempestiva della Giunta Provinciale di Trento ha tutelato le persone più esposte agli effetti della crisi ma questi si faranno sentire per i prossimi quattro-cinque anni. Il lavoro di innovazione, la formazione e la ricerca, per affrontare e rispondere agli effetti della crisi, giocano un ruolo fondamentale e il Partito Democratico deve farsi promotore di una maggiore razionalizzazione e di una maggiore qualificazione degli investimenti nel settore formazione/cultura/ricerca. In questo settore vanno privilegiati finanziamenti alle istituzioni che garantiscono solidità e stabilità nel tempo (scuola, università, istituti e centri di ricerca) e ricaduta sulle persone in termini di formazione. Il Partito Democratico del Trentino vuole sostenere la libertà e la responsabilità della cultura, coniugando il rigore nei controlli delle istituzioni culturali che godono di finanziamenti pubblici e garantendo quella libertà senza cui non c’è cultura né arte né scienza.
La formazione, la cultura, la ricerca saranno gli elementi che consentiranno alle persone e alle imprese di reggere la sfida della competizione internazionale, ma saranno anche gli elementi che consentiranno a noi di tutelare al meglio l’ambiente e i beni collettivi che ci sono stati consegnati sperimentando nuove modalità e tecnologie nel campo dell’energia, dei trasporti, dell’organizzazione del lavoro.
Anche l’ambiente umano necessita di cura. Il PD deve riportare al centro dell’attenzione uno dei suoi principi fondanti: l’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini in quanto cittadini e di tutte le persone in quanto persone. In un momento in cui crescono gli atteggiamenti di intolleranza e di chiusura, il Partito Democratico del Trentino deve sforzarsi di ricostruire nel tessuto sociale i valori del rispetto di ogni essere umano e della sua dignità, della tutela dei suoi diritti, della valorizzazione del contributo che ogni persona e comunità possono dare all’intera società. Si dovrà quindi verificare come la distribuzione delle risorse pubbliche incide sulle condizioni di vita dei singoli e dei gruppi, per fare in modo che le risorse siano utilizzate per «rimuovere gli ostacoli» alla disuguaglianza.
Per fare questo abbiamo bisogno di una partecipazione sempre più vigile e attenta dei cittadini, di un forte e incessante ricambio nelle rappresentanze istituzionali, di una amministrazione pubblica forte, qualificata e orgogliosa della sua indipendenza. In questo processo la Pubblica Amministrazione e tutte le risorse umane devono essere valorizzate nella loro funzione di servizio “pubblico”.
In Trentino l’efficienza del momento governativo non si accompagna sempre ad una alta qualità della discussione democratica. A tratti l’atmosfera civile è tornata ad essere stagnante, si è perso il gusto del confronto aperto e prevale il timore reverenziale nei confronti del potere.
Privilegiando a volte una dimensione verticale del potere si è messa in secondo piano quella orizzontale che è più antica e più tipicamente nostra e che trova nelle tradizioni di autogoverno delle nostre antiche comunità e libere città i suoi precedenti.
Perciò è necessaria un’opera di riequilibrio attraverso un rafforzamento del pluralismo delle istituzioni, il rispetto della loro autonomia, la valorizzazione dell’indipendenza dei corpi sociali e delle professioni. Tutto ciò può essere fatto anche mettendo in atto fin da subito pratiche più attente e rispettose, stili più dialogici e curiosi di interloquire con chi la pensa diversamente. Più amore e meno paura della libertà.
Se attraverso uno sforzo comune il Partito Democratico del Trentino riuscisse a ridare coraggio alle molte persone che non hanno smesso di sperare e di impegnarsi per una democrazia autentica, sarebbe già qualcosa e sarebbe un buon segnale anche per il resto del Paese.
Versione integrale della mozione di Michele Nicoletti (PDF)