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	<title>Michele Nicoletti &#187; Archivio Europee 2009</title>
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	<description>PER IL PARTITO DEMOCRATICO DEL TRENTINO</description>
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		<title>Video: presentazione candidatura europee</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 13:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="380" height="255"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/DIGDbBXAGXs&amp;rel=0"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/DIGDbBXAGXs&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="380" height="255"></embed></object></p>
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		<title>15 maggio &#8211; Lussemburgo, Bech e la passione per l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 23:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione sito Michele Nicoletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Europee 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;est aujourd&#8217;hui la première fois dans leur histoire que les peuples de l&#8217;Europe s&#8217;associant librement dans une aussi vaste entreprise pour la conquête du progrès et de la prospérité, en substituant à leurs rivalités et antagonismes économiques une organisation fondée sur l&#8217;intérêt commun. La Communauté économique européenne ne vivra et ne réussira que si, tout [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>C&#8217;est aujourd&#8217;hui la première fois dans leur histoire que les peuples de l&#8217;Europe s&#8217;associant librement dans une aussi vaste entreprise pour la conquête du progrès et de la prospérité, en substituant à leurs rivalités et antagonismes économiques une organisation fondée sur l&#8217;intérêt commun.<span id="more-165"></span> La Communauté économique européenne ne vivra et ne réussira que si, tout au long de son existence, elle reste fidèle à l&#8217;esprit de solidarité européenne qui l&#8217;a fait naître et si la volonté commune de l&#8217;Europe en gestation est plus puissante que les volontés nationales. Pour ma part, j&#8217;ai la foi que tel sera le cas. A l&#8217;heure des vitesses supersoniques et de la fission nucléaire, l&#8217;idée de l&#8217;intégration européenne n&#8217;est plus l&#8217;apanage de quelques esprits audacieux&#8221;<br />
Joseph Bech &#8211; discorso a Roma firma trattato nel 1957</p></blockquote>
<p>Nato nel 1887 nella cittadina lussemburghese Diekirch, Bech studia giurisprudenza a Friburgo in Svizzera ed a Parigi  prima di intraprendere la carriera di avvocato. Si lancerà in politica attiva soltanto nel 1914 quando, a 27 anni, viene eletto alla Camera dei Deputati, con il partito conservatore. Con l&#8217;introduzione del suffragio universale nel 1919, il partito conservatore, a lungo relegato all&#8217;opposizione dalla coalizione liberal-socialista, diventa per i decenni a venire il primo partito del paese, il che spiega in parte l&#8217;eccezionalità della carriera politica di Bech.<br />
Nominato primo ministro dell&#8217;interno e della pubblica istruzione nel 1921, Bech ricopre dal 1926 al 1937 sia la carica di Primo ministro, sia quella di ministro degli esteri. In seguito al rifiuto di votare la legge “muselière” che limitava sensibilmente i diritti fondamentali, Bech sarà costretto alle dimissioni.<br />
In seguito all&#8217;occupazione tedesca del Lussemburgo  (1940-44), Bech si rifugia a Londra  con il resto del governo lussemburghese. Rimanendo ministro degli esteri fino al 1959, Bech, riflettendo sulle due guerre mondiali ed il loro devastante effetto sul piccolo stato europeo, viene ritenuto uno dei principali promotori dell&#8217;indirizzo europeista del Lussemburgo.<br />
Uno dei padri fondatori delle comunità europee, egli presiede la conferenza di Messina  nel 1955 che consente all&#8217;Europa di riprendere la via dell&#8217;integrazione dopo il fallimento della Comunità europea di difesa (Ced). Bech ricoprirà di nuovo la carica di primo ministro del Lussemburgo  dal 1953 al 1958, prima di lasciare definitivamente la politica all&#8217;età di 77 anni, nel 1964. Muore nel 1975.</p>
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		<title>14 maggio &#8211; Repubblica Ceca e la libertà indivisibile</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 09:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione sito Michele Nicoletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Europee 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[La libertà è indivisibile. L’attacco alla libertà di uno è un attacco alla libertà di tutti. Fino a quando la società sarà divisa nell’indifferenza, e gli uni osserveranno in silenzio la persecuzione degli altri, nessuno si affrancherà dalla manipolazione generale.
Václav Havel

*****
Václav Havel drammaturgo e statista, ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo presidente della Repubblica Ceca, iniziò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La libertà è indivisibile. L’attacco alla libertà di uno è un attacco alla libertà di tutti. Fino a quando la società sarà divisa nell’indifferenza, e gli uni osserveranno in silenzio la persecuzione degli altri, nessuno si affrancherà dalla manipolazione generale.</p>
<p><em>Václav Havel</em></p></blockquote>
<p><span id="more-157"></span><br />
*****</p>
<p>Václav Havel drammaturgo e statista, ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo presidente della Repubblica Ceca, iniziò un&#8217;intensa attività politica, culminata con la pubblicazione del manifesto Charta 77, la cui scrittura prese spunto dall&#8217;imprigionamento dei componenti la formazione musicale ceca di musica psichedelica dei Plastic People of the Universe. Il suo attivismo politico di dissidente gli costò cinque anni di prigione.</p>
<p>Il 29 dicembre 1989, nella sua qualità di capo del Forum Civico, fu eletto presidente dall&#8217;Assemblea Federale. Dopo le libere elezioni del 1990 mantenne la presidenza. Nonostante le crescenti tensioni interne, Havel si batté con vigore per il mantenimento della federazione fra Cechi e Slovacchi in occasione della dissoluzione della Cecoslovacchia, il cosiddetto Divorzio di Velluto. Il 3 luglio 1992 Havel, unico candidato alla presidenza, non fu eletto a causa del mancato sostegno dei rappresentanti slovacchi. Il 20 luglio, dopo la dichiarazione di indipendenza della Slovacchia, Havel rassegnò le dimmissioni.</p>
<p>Dopo la creazione della Repubblica Ceca, Havel si candidò alla presidenza nelle elezioni del 26 gennaio 1993, risultando eletto. Nonostante le precarie condizioni di salute e tre interventi chirurgici è stato rieletto nel 1998.</p>
<p>Havel é stato capace di spezzare il binomio &#8220;rivoluzione e morte&#8221;, e di realizzare una rivoluzione senza vittime. Havel, uomo simbolo del dissenso e dell’opposizione al regime, fu tra i fondatori e il principale portavoce del movimento Charta 77 che chiedeva il rispetto dei diritti umani e civil, il moviemnto capace di tenere le menti desti, di disporre lo spirito e la coscienza umana contro apparati onnipotenti e totalitari.  Charta 77 riuniva persone e gruppi molto diversi accumunati da una motivazione innanzitutto morale.</p>
<p>«Derivò dal desiderio – racconta Havel– di oltrepassare l’orizzonte degli interessi personali, di chiedere di partecipare alle cose pubbliche, di smettere di elogiare gli abiti del re nudo per dire invece la verità; di comportarsi, insomma, in accordo con la propria coscienza e, semplicemente, di raddrizzare la schiena, da uomini».</p>
<p>Un esempio vivo più che mai ed attuale anche per il presente e per il futuro dell’Europa e delle sue genti. </p>
<p>L’Europa ha bisogno di nuove forme partecipative.  Nell’idea di Havel «L’autentica partecipazione dei cittadini, dei gruppi sociali, dei comuni e delle regioni costituisce il terreno migliore per la solidarietà, che non può provenire solo dallo Stato. In un grande organismo sovrastatale come l’Unione europea, che deve funzionare come strumento di solidarietà, occorre che il vero fondamento civico sia ancora più profondo e solido. Quindi, la vitalità dell&#8217;Unione europea dipende tra l’altro, e forse soprattutto, dalla misura in cui i suoi cittadini faranno proprio lo spirito di appartenenza civica europea».</p>
<p>* * *</p>
<p>Abbiamo discusso di Europa, piccole patrie, autogoverno locale e partecipazione civica  al Circolo del PD di Sopramonte (TN) in una bella serata con Michele Nardelli e Giuseppe Ferrandi.  Di come sia possibile conciliare una più forte Europa politica con un più forte protagonismo delle regioni anche transfrontaliere come l&#8217;euroregione alpina. Uscire dal pensiero politico unico e accogliere pluralità e diversità ma al tempo stesso tenere ferma l&#8217;uguaglianza dei diritti fondamentali senza la quale nuove gravi discriminazioni potrebbero farsi strada. &#8220;La libertà è indivisibile&#8221; ci ricorda Havel. Se la perde anche una sola persona, la perdiamo tutti. Per difenderla non bastano le parole, occorre &#8220;raddrizzare la schiena&#8221;.</p>
<p>Quando eravamo ragazzi la notizia di un giovane studente ceco di filosofia, Ian Palach, che si era dato fuoco sulla piazza di san Venceslao a Praga per protestare contro la repressione sovietica ci aveva ammutolito. Tanto grande può essere l&#8217;amore per la libertà? Tanto disperante può essere il vedere il proprio paese e le speranze di tutti calpestati dai carriarmati? E&#8217; uno degli eventi più straordinari di questa Europa tanto bistrattata la riconquista della libertà per tanti popoli. Dobbiamo riperderla?</p>
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		<title>13 maggio &#8211; Danimarca, Kaj Munk</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 09:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione sito Michele Nicoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo itinerario europeo attraverso le voci della resistenza ai poteri totalitari, della libertà di coscienza e delle anime che amano la libertà non è un itinerario che compio da solo. Amici e amiche  che risiedono in Italia e fuori d&#8217;Italia mi accompagnano e suggeriscono storie da ricordare. Tra queste quella di Kaj Munk, danese, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo itinerario europeo attraverso le voci della resistenza ai poteri totalitari, della libertà di coscienza e delle anime che amano la libertà non è un itinerario che compio da solo. Amici e amiche  che risiedono in Italia e fuori d&#8217;Italia mi accompagnano e suggeriscono storie da ricordare. Tra queste quella di Kaj Munk, danese, le cui parole vanno rilette oggi.<br />
<span id="more-151"></span><br />
Quando qui nel nostro Paese si comincia a perseguitare un certo gruppo di nostri connazionali solo a causa della loro origine, allora è dovere cristiano della Chiesa far risuonare l’appello: «Questo è contro la misericordia, legge fondamentale che regge il Regno di Cristo, ed è ripugnante  per il libero pensiero della gente del Nord.» Se questo dovesse avvenire ancora una volta , cercheremo allora, con l’aiuto di Dio, di portare il popolo alla sollevazione. Perché un popolo cristiano che osserva passivamente come i propri ideali vengono calpestati, introduce nella propria  capacità di giudizio il germe della corruzione  e va incontro all’ira di Dio.”<br />
Queste parole furono pronunciate dal poeta, drammaturgo e pastore luterano Kaj Munk il 5 dicembre 1943 nella cattedrale di Copenhagen. I vertici militari d’occupazione l’avevano dichiarato persona indesiderata nella capitale e gli avevano vietato di parlare in pubblico, ma su richiesta dei propri confratelli lo scrittore tenne egualmente una predica in cui minacciò ripetutamente la rivolta del popolo danese contro i nazisti a causa della persecuzione degli ebrei. Esattamente un mese dopo, la sera del 4 gennaio 1944, un commando delle SS prelevò il pastore dalla sua casa e lo fucilò in aperta campagna, abbandonando per strada il suo corpo senza vita. Veniva così eliminato uno dei principali ispiratori della resistenza pacifica con cui il popolo danese, in una gara unanime di solidarietà senza paragoni nel resto d’Europa,  si era prima opposto alla persecuzione degli ebrei e ne aveva poi largamente sventato la deportazione di massa.  Nell’arco della prima settimana dell’ottobre 1943, in seguito alla notizia  che le forze naziste di occupazione avevano messo in moto il piano di deportazione, ben 7000 degli 8000 ebrei danesi vennero nascosti e trasferiti clandestinamente in Svezia. L’ebreo danese Salle Fischermann, sopravvissuto al lager di Theresienstadt,  ha raccontato nel 2003: «Molti danesi presero spontaneamente l’iniziativa. Tutti collaborarono, potendo, a organizzare nascondigli o mezzi di fuga: ambulanze, persino camion della spazzatura – fu utilizzato tutto ciò che poteva viaggiare. Ospedali e chiese erano i nascondigli  principali. I danesi hanno persino raccolto denaro per pagare ai pescatori la pericolosa fuga via mare (verso la Svezia). E bisogna dire che a  quel tempo non avevano praticamente fonti di guadagno. Persino i deportati non furono dimenticati : raccoglievano denaro per pacchi di aiuto che spedivano nei lager. Vorrei sottolineare che noi siamo soprravvissuti solo grazie a quest’aiuto.”<br />
Kaj Munk viene commemorato come martire dalla Chiesa Luterana ed è sempre vivo nel cuore del popolo danese come testimone esemplare della resistenza morale e spirituale alla follia nazista. Nel 1955, il regista danese Carl Theodor Dreyer ha realizzato il suo capolavoro “Ordet” (“Parola”), a partire dall’omonimo testo teatrale di Kaj Munk.<br />
Abbiamo fatto un bell&#8217;incontro in Friuli assieme a Debora Serracchiani e Simona Caselli e il mondo della cooperazione. Uno dei mondi più attenti all&#8217;Europa perché in Europa si gioca (il 17 giugno è atteso il pronunciamento sulla cooperazione norvegese) il riconoscimento della sua specificità. Da un lato il mondo della cooperazione è riconosciuto nel Trattato come un&#8217;esperienza fondamentale portatrice di un modo specifico di fare imprenditoria, dall&#8217;altro viene accusato dai suoi concorrenti di godere di &#8220;aiuti dello Stato&#8221; perché fruisce di un diverso trattamento fiscale. Sotto gli aspetti tecnici si gioca un aspetto importante, il riconoscimento di un modo diverso di produrre che non si sottrae al rispetto delle regole e alla concorrenza, ma che pone al centro la solidarietà tra i soci e tra le generazioni. La linea della cooperazione nei confronti dell&#8217;Europa è chiaramente espressa nel documento di &#8220;Cooperatives Europe&#8221; <a href="http://www.coopseurope.coop/spip.php?article644">http://www.coopseurope.coop/spip.php?article644</a>. E&#8217; un potenziale di &#8220;solidarismo responsabile&#8221; che in epoche di &#8220;individualismo assistito&#8221; come il nostro non deve andare disperso, ma deve essere valorizzato in tutte le sue dimensioni dal locale al globale.<br />
La giornata dedicata alla Danimarca non può dimenticare il motto dell&#8217;amato Kierkegaard &#8220;solo il difficile ispira i nobili di cuore&#8221; che sorregge questa campagna elettorale e la favola di Andersen &#8220;Le calosce della felicità&#8221; che racconta di quello studente di teologia che voleva vivere vite diverse dalla sua e con delle magiche calosce si trasferiva in esistenze sempre diverse. Finché giunse a desiderare di vivere una vita senza corpo. Il suo desiderio fu esaudito e si trovò morto su un catafalco. Allora la fata della felicità che aveva esaudito i suoi desideri solo per insegnargli a vivere la &#8220;sua&#8221; vita, lo risvegliò dicendo &#8220;ancora molte lotte lo attendono&#8221;.<br />
Un po&#8217; di incarnazione, perbacco. Ancora molte lotte ci attendono.</p>
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		<title>12 maggio, UK &#8211; Thomas More e il rispetto della coscienza (propria e altrui)</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 22:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione sito Michele Nicoletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Europee 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[È un peccato che la Gran Bretagna sia talvolta così freddina nei confronti dell’Europa. Ha sempre delle buone cose da insegnarci anche nei suoi momenti in cui il suo governo sembra meno brillare. Uno spirito veramente europeo era Thomas More, grande amico di Erasmo, giustiziato dal suo re, a cui si disse fino all’ultimo suddito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un peccato che la Gran Bretagna sia talvolta così freddina nei confronti dell’Europa. Ha sempre delle buone cose da insegnarci anche nei suoi momenti in cui il suo governo sembra meno brillare. Uno spirito veramente europeo era Thomas More, grande amico di Erasmo, giustiziato dal suo re, a cui si disse fino all’ultimo suddito fedele, per non aver voluto pronunciare il giuramento di fedeltà di fronte a un atto che la sua coscienza di credente riteneva inaccettabile. Un caso di coscienza destinato ad aprire l’epoca moderna. Avesse obbedito ai suoi vescovi, Thomas More si sarebbe salvato la pelle. I suoi vescovi avevano tranquillamente giurato fedeltà al re. Solo il vescovo Fisher, Thomas More e tredici certosini decisero che in casi come quello bisognava seguire la propria coscienza. Con ciò More non si permise mai di giudicare la coscienza degli altri e di dire che quanti avevano giurato fedeltà al sovrano erano dei codardi. Eccola qui la laicità: la fede granitica nelle proprie convinzioni al punto di morire per esse, il rispetto granitico per la coscienza altrui. È vero: il More cancelliere gli eretici li aveva perseguitati, ma più per ragioni politiche che religiose. La sua Utopia è tutta intrisa di un clima di tolleranza e di rispetto e contiene il rifiuto di utilizzare il potere politico per far valere un credo religioso. Nella prima parte del libro di Utopia c’è un bel dialogo in cui ci si chiede se i filosofi debbano o no consigliare i principi. In quelle pagine si criticano quei filosofi che forti di un sapere astratto pretendono di dettare legge alla politica. Figure un po’ patetiche, dice More, come di coloro che pretendono di declamare versi tragici sulla scena di una commedia e si aspettano che il pubblico applauda. Non è questa la filosofia di cui la politica ha bisogno, essa ha bisogno di un’altra filosofia «più civile», più appassionata alla vicenda degli uomini, più capace di convivere con le imperfezioni della storia.</p>
<p>Oggi il Fondo Monetario Internazionale ha presentato il rapporto primaverile sulla situazione europea. Si prevede un calo del 4% medio nel 2009 e una ripresa solo nella seconda metà del 2010. A proposito delle misure anticrisi l’invito a un maggior coordinamento delle politiche è molto forte per riprendere vitalità economica e rafforzare le istituzioni comunitarie. Così si è espresso il direttore del Dipartimento Europa del FMI: “What is mostly needed is a robust approach to coordination, in particular on financial and regional macroeconomic stability,” Belka said. “Europe is the most economically integrated market economy in the world, and yet the policies to address the crisis have been undertaken at the national level. Without a well-coordinated effort in these areas, neither fiscal nor monetary policy efforts will work as effectively as they must to make sure that Europe is as vibrant and prosperous after the crisis as it was before. Europe is facing the economic storm of a lifetime and it urgently needs to weatherproof its institutions”.</p>
<p>C’è bisogno di più Europa. Speriamo lo comprendano i cittadini, speriamo lo comprendano i governi. Sul nostro c’è poco da sperare. Dobbiamo cambiarlo prima possibile.</p>
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